Di Prometeo si narrano quattro leggende: secondo la prima, poiché aveva tradito gli dei per gli uomini, fu incatenato al Caucaso, e gli dei mandavano delle aquile a divorargli il fegato, che continuamente ricresceva.
Secondo la seconda, Prometeo per il dolore dei colpi di becco si addossò sempre più alla roccia fino a diventare una sola cosa con essa.
Secondo la terza, nei millenni il suo tradimento fu dimenticato, dimenticarono gli dei, le aquile, lui stesso.
Secondo la quarta, ci si stancò di lui che non aveva più ragione di essere. Gli dei si stancarono, si stancarono le aquile, la ferita, stanca, si chiuse.
Restò l’inspiegabile montagna rocciosa. - La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. E dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire nuovamente nell’inspiegabile.
—Franz Kafka. Prometeo
Quando il nostro vestito è strappato, c’è sempre qualcuno di voi che dice: così non va; bisogna aiutarlo, quell’uomo, e con tutti i mezzi! E zelanti correte dai padroni mentre noi aspettiamo tremando di freddo; e poi tornate trionfanti a mostrarci quello che per noi avete conquistato: un piccolo rattoppo. Bene, qui c’è il rattoppo, ma il vestito dov’è?
Quando la fame ci fa gridare c’è sempre qualcuno di voi che dice: così non va; bisogna aiutarlo, quell’uomo, e con tutti i mezzi! E zelanti correte dai padroni mentre noi aspettiamo languendo la fame; e poi tornate trionfanti a mostrarci quello che per noi avete conquistato: un pezzetto di pane. Bene, qui c’è il pezzetto di pane, ma la pagnotta dov’è?
Non ci serve soltanto il rattoppo, ci serve tutto il vestito. Non ci serve il pezzetto di pane, ci serve il pane intero. E non solo un posto alla fabbrica, ma la fabbrica ci occorre, e il carbone e il ferro e il potere per noi.
Ecco quel che ci occorre, a noi; ma voialtri che cosa ci offrite?
—Bertolt Brecht. La madre
Il loro scopo si svela (di Gesù e degli apostoli); si arrestano i sediziosi; il loro capo muore, ma in un modo troppo dolce, senza dubbio, per il genere del suo crimine; poi, per un imperdonabile leggerezza della politica, si lascia che i discepoli del tanghero si disperdano, invece di sgozzarli con lui. Il fanatismo si impadronisce degli spiriti; donne strillano, folli si dimenano, stolti credono: ed ecco il più miserabile degli esseri, il più maldestro ciarlatano, il più impudente impostore che sia mai apparso, eccolo Dio, il vero figlio di Dio, uguale al padre; ecco tutte le sue fantasie consacrate, tutte le sue parole diventate dogmi, le sue balordaggini misteri. Il seno del suo favoloso papà si apre per accoglierlo; e questo Creatore, un tempo uno, ecco diventare triplo, per compiacere a un figlio così degno della sua grandezza! Ma questo santo Dio si fermerà qui? No, certamente; e a ben altri favori si presterà la sua potenza. Alla volontà di un prete, ossia un furfante coperto di menzogne e di crimini, questo gran Dio, creatore di tutto ciò che vediamo, si abbasserà fino a scendere dieci o dodici milioni di volte ogni mattina in un pezzo di pane che, digerito dai fedeli, si trasformerà ben presto, in fondo alle viscere, nei più vili escrementi; e tutto questo per accontentare il suo tenero figlio, l’odioso inventore di questa mostruosa empietà durante una cena in una bettola!
—Donatien Alphonse François de Sade. La nouvelle Justine
La Sfinge: Perché sempre agire senza scopo, senza termine, senza capire. Così, per esempio, Anubi, perché la tua testa di cane? Perché il dio dei morti sotto quel sembiante che gli uomini creduli gli attribuiscono? Perché in Grecia un dio d’Egitto? Perché un dio dalla testa canina?
Anubi: Risponderò che per mostrarci agli uomini la logica ci costringe ad assumere l’aspetto con il quale essi ci rappresentano; altrimenti, non vedrebbero che il vuoto. E ancora: che l’Egitto, la Grecia, la morte, il passato, l’avvenire da noi non hanno significato; che sapete benissimo a quale mansione sia costretta la mia mascella da sciacallo. […] Sforzatevi di ricordare che quelle vittime che commuovono la parvenza di fanciulla da voi assunta, non sono altre che zeri cancellati su una lavagna, anche se ognuno di quegli zeri era una bocca spalancata che gridava aiuto.
La Sfinge: Può essere; ma qui, i nostri calcoli di dei ci sfuggono… qui, noi uccidiamo. Qui i morti muoiono. Qui, io uccido!
—Jean Cocteau. La macchina infernale
«Auguste! È stato promosso!.. Capisci?.. Promosso… È passato senza fatica!..»
M’accolse a braccia aperte… Riaccese per vedermi. Mi guardò intenerito. Era tutto commosso… Gli tremava il baffo…
«Così sì che va bene, figliolo mio! Ce n’hai dati di pensieri!.. Ma ora mi rallegro con te!.. Stai per fare il tuo ingresso nella vita… L’avvenire è tuo!.. Cerca di seguire il buon esempio!.. Sempre sulla diritta via!.. Lavorare!.. Penare!..»
Gli chiesi perdono d’essere stato sempre cattivo, l’abbracciai di cuore… Ma puzzavo talmente, che lui si mise subito a tirare su col naso…
«Ah! Ma come!» mi ricacciò indietro… «Ah! il porco fottuto… il piccolo letamaio!.. Ma è pieno zeppo di merda!.. Ah, Clémence, Clémence!.. Portalo su, fa’ il piacere!.. Ecco che mi fa prendere un’altra polpetta! È stomacante!..» Fu la fine delle effusioni…
—Louis-Ferdinand Céline. Morte a credito
La Sfinge, dice lui, è un lupo mannaro per ingannare i poveri diavoli; forse c’è stato qualcosa come la Sfinge – è mio figlio che parla – ma adesso quella è morta; è un’arma nelle mani dei preti e una scusa per gli imbrogli della polizia; sgozzano, derubano, spaventano il popolo e buttano tutto addosso alla Sfinge: quella ha le spalle larghe; colpa della Sfinge se si crepa di fame, se i prezzi salgono, se le bande di razziatori infestano le campagne; colpa della Sfinge se niente funziona, se nessuno governa, se si susseguono i fallimenti, se i templi rigurgitano di offerte mentre le madri e le spose perdono il loro appoggio quotidiano, se gli stranieri che spendevano quattrini scappano dalla città. […] E detta fra noi, io che vi parlo… ecco… signorina, so che la Sfinge esiste… ma ne approfittano: ne approfittano di sicuro.
—Jean Cocteau. La macchina infernale
Alzai una mano, e le strappai gli occhiali. Lei fece un mezzo passo indietro, inciampò e io le passai un braccio intorno alle spalle per puro istinto. Gli occhi le si fecero più grandi. Mi appoggiò le mani contro il petto e mi respinse. Sono stato respinto con maggior forza da un gattino.
«Senza le lenti questi occhioni sono davvero notevoli.» esclamai in tono di riverente ammirazione.
Lei si mise tranquilla, portò il capo all’indietro e schiuse leggermente le labbra.
«Immagino che facciate così con tutte le clienti.» disse con voce soffocata. Aveva lasciato ricadere le braccia lungo i fianchi.
La borsa mi sbattè con violenza contro una gamba. La ragazza si appoggiò al mio braccio con tutto il suo peso. Se voleva che la lasciassi andare aveva sbagliato tecnica.
—Raymond Chandler. La sorellina
Te lo avevo detto: (la rivoluzione) è una puttana. […] La schiavitù è una legge di natura, antica come l’umanità. Perché dovrebbe cessare di fronte a lei? Guarda i miei schiavi, e i tuoi, proprietà nostra. Per tutta la loro vita sono stati bestie. Perché dovrebbero diventare uomini? Solo perché in Francia sta scritto su un pezzo di carta, appena leggibile a causa del tanto sangue, ancor più abbondante di quello versato qui nella tua e mia bella Giamaica per la schiavitù? Ti racconto una storia: alle Barbados un proprietario di piantagioni è stato ucciso due mesi dopo l’abolizione della schiavitù. I suoi liberti sono venuti da lui. Si trascinavano sui ginocchi come in chiesa. E sai che volevano? Tornare al sicuro nella schiavitù. L’uomo è fatto così: la sua prima patria è la madre, una prigione. […] Al pover’uomo delle Barbados è andata ancora peggio. A randellate l’hanno ucciso, i suoi non-più-schiavi, come un cane arrabbiato perché non li faceva tornare sotto lo staffile adorato, dalla fredda primavera della libertà.
—Heiner Müller. La missione