Caligola: La solitudine! Ma no, Scipione. La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti. Accanto alla donne che accarezzo nel cuore della notte, quando credo di poter finalmente afferrare qualcosa di me stesso tra la vita e la morte, ormai distante dalla mia carne stanca, allora la mia solitudine si impregna tutta dell’odore che promana dalle ascelle di quella che ansimando mi si strofina contro.
Scipione: C’è sempre un momento di felicità nella vita, per tutti. È questo che ci dà modo di continuare. È a questo che ci si afferra quando ci si sente svuotati.
Caligola: È vero, ragazzo mio.
Scipione: E non c’è niente di simile nella tua vita? Un moto di pianto, una fuga nel silenzio?
Caligola: Sì, nonostante tutto.
Scipione: Che cosa?
Caligola (Scandendo): Il disprezzo.
—Albert Camus. Caligola