Ed ecco arriva il giovanotto foruncoloso,
impiegato d’una piccola agenzia di locazione, sguardo ardito,
uno di bassa estrazione a cui la sicurezza s’addice
come un cilindro a un villano arricchito.
L’istante è ora propizio, come bene indovina,
il pasto è ormai finito, e lei è annoiata e stanca,
lui cerca d’ impegnarla alle carezze
non respinte, seppure non bramate.
Eccitato e deciso, ecco muove all’attacco;
le mani che la esplorano non incontrano resistenza;
la sua vanità non esige intesa,
interpreta l’indifferenza come buona accoglienza.
(E io Tiresia ho presofferto tutto
tutto ciò che si compie su questo divano o letto;
io che a Tebe sedei sotto le mura
e camminai nella profondità dei morti.)
Accorda un bacio finale di accondiscendenza,
e brancola verso l’uscita, trovando le scale non illuminate…
Lei si volta e si guarda allo specchio un momento,
a stento ricordandosi dell’amante appena uscito;
il suo cervello lascia che un pensiero formato solo a metà trascorra:
‘Bene, anche questa è andata: lieta che sia finita.’
—Thomas Stearns Eliot. La terra desolata