1. Arrivò il momento della partenza. Andammo una sera verso la stazione un po’ prima dell’ora in cui tornava nella casa. In giornata ero andato a salutare Robinson. Non era contento nemmeno lui che lo lasciassi. Non la smettevo di lasciare tutti.
    Sulla banchina della stazione, aspettando il treno con Molly, passarono degli uomini che fecero finta di non conoscerla, ma bisbigliarono delle cose.
    […] Il treno è entrato in stazione. Non ero più molto sicuro della mia avventura quando ho visto la macchina. L’ho abbracciata Molly con tutto il coraggio che avevo ancora nella carcassa. Avevo una gran pena, autentica, una volta tanto, per il mondo intero, per me, per lei, per tutti gli uomini.
    È forse questo che si cerca nella vita, nient’altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi prima di morire.
    Sono passati degli anni da quella partenza e poi ancora anni… Ho scritto spesso a Detroit e poi altrove a tutti gli indirizzi che mi ricordavo e dove potevano conoscerla, seguirla Molly. Non ho mai ricevuto risposta. Il casotto è chiuso adesso. E tutto quello che ho potuto sapere. Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi, da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l’amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole a dividere il mio pane e il mio destino furtivo. Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo! Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent’anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.

    Louis-Ferdinand Céline. Viaggio al termine della notte

  2. Gestern habe ich angefangen
    Dich zu töten mein Herz
    Jetzt liebe ich
    Deinen Leichnam
    Wenn ich tot bin
    Wird mein Staub nach dir schrein

    -

    Ieri ho cominciato
    A ucciderti cuore mio
    Adesso amo
    Il tuo cadavere
    Quando sarò morta
    La mia polvere ti reclamerà gridando

    Heiner Müller. La missione

  3. Per tanto tempo era toccato a me di passare le notti e i giorni umiliato e inferocito dal capriccio di una donna.
    Ora sono convinto che nessuna passione ha tanta forza da mutare la natura di chi la subisce. Si può morirci, ma le cose non cambiano. Passato l’orgasmo, si ritorna onest’uomo o furfante, padre di famiglia o ragazzo, secondo che si era, e si vive la propria giornata. O meglio: si è veduta nella crisi la propria vera natura, e questa c’inorridisce e la normalità ci disgusta, e si vorrebbe magari essere morti tanto l’insulto che ci è fatto è atroce, ma non c’è altri da accusare se non noi. Io debbo a quella donna se mi sono ridotto a questa vita singolare che conduco, alla giornata, senza scopo, incapace di stringere un legame col mondo, disamorato del prossimo – disamorato di mia madre che sopporto, e di mia nipote che non amo –: debbo a lei tutto, ma sarei finito meglio con un’altra? Con un’altra, intendo, che fosse capace di umiliarmi come la mia natura esigeva?

    Cesare Pavese. Suicidi

  4. Quanti ne sono finiti, sul rogo, di piccoli ostinati credenti, durante le epoche oscure?… E in pasto ai leoni?… E nelle galere?… E inquisiti fino al midollo? Per la Concezione di Maria? Per tre versetti del Testamento? Si posson più contare! I motivi? Facoltativi!… Non vale neanche la pena che ci siano!… I tempi son mica tanto cambiati per questo aspetto! Non è che siamo diventati più difficili! Possiamo tranquillamente crepare tutti per qualche accidente che non esiste! […] Le guerre, non si saprà più il perché!… Sempre più formidabili! Che non lasceranno tranquillo più nessuno!… che ci creperanno tutti… tutti diventeranno eroi sul campo… e polvere perdipiù!… Si sbarazzerà la Terra… Siam mai serviti a niente… Repulisti per mezzo dell’Idea…

    Louis-Ferdinand Céline. Mea culpa

  5. Non leggo granché, ci ho mica il tempo. Già persi troppi anni tra prigione e sciocchezze. Ma son lì che insistono, scongiurano, tormentano. Pare che devo leggere assolutamente una specie d’articolo, il Ritratto di un antisemita, di Jean-Baptiste Sartre.
    Scorro ‘sta barba di compitinclasse, ci do un occhio, né bello né brutto, un cavolo di niente, imitazione… tipo Allamanieradì […] Ma a pagina 462 ecco che mi spiazza, lo stronzetto! Ah, ‘sto dannato gran rottoinculo! Cos’è che scrive? «Se Céline ha potuto sostenere le tesi socialiste dei nazisti, è perché lo pagavano.» Testuale. Ehilà!
    Ecco cos’è che scriveva ‘sto piccolo mangiamerda mentre che stavo in prigione e potevano appendermi ogni minuto. Piccola schifezza assatanata ingozzata di merda, manco mi sei uscita di tra le chiappe e già vuoi sporcarmi tutto! Ano Caino! Pfui! Che vuoi? Che mi si uccida? È evidente! Qui! Vieni che ti sbrego! Sicuro!.. me lo guardo in foto, ‘sti occhinfuori… ‘sto gancio… ‘sta ventosa bavosa… proprio un cestode! Cosa non s’inventerebbe, il mostro, perché mi facciano fuori! M’è appena sceso dalla cacca e già mi denuncia! La più bella è che a pagina 451 ci ha il fiele d’avvisarci: «Un uomo che trova naturale denunciare altri uomini non può avere la nostra stessa concezione dell’onore, anche quelli di cui si pretende benefattore, non li vede coi nostri stessi occhi, la sua generosità, la sua dolcezza, non assomigliano alla nostra dolcezza, alla nostra generosità, perché la passione non la si può delimitare.»
    Nel mio culo dove sta, si può mica chiedere al Forca di vederci bene, né di parlare chiaro, ma pare che l’ha già previsto, il Forca, il caso di ritrovarsi solo e allo scuro dentro l’ano mio… chiaro che parla di lui, il Forca, quando scrive a pagina 451: «Quest’uomo teme ogni specie di solitudine, quella del genio come quella dell’assassino.» Facciamo a capirci… Se do retta ai settimanali, il Forca si vede solo nei panni del genio. Ma se do retta a me e quel che c’è scritto nei testi suoi, io lo vedo nient’altro che nei panni d’un assassino, il Forca, e meglio ancora d’un lurido fottuto mandante, spione schifoso merdoso, somaro occhialuto. Ecco che do di matto! Mica più roba per me, la salute, l’età… Quasi la piantavo lì… schifato, basta lì… Ci ripenso… Assassino e genio? Assassino è sicuro, o vorrebbe, beninteso, ma genio? Genio lo stronzetto dentro al mio culo? hum?.. bisogna vedere… sì, certo che un genio può crescere… rivelarsi… ma il Forca? Con ‘sti occhi da busbana? ‘ste spallucce racchie? ‘sta trippetta? Una tenia, sicuro, una tenia umana, messa in quel posto… e pure filosofo!.. fa tante cose, lui… È in bici che ha liberato Parigi, pare. Se l’è spassata… a Teatro, in Città, con gli orrori d’annata, la guerra, le torture, le catene, il fuoco. Ma il tempo passa, ed eccotelo qui che cresce, si gonfia tutto, il Forca! È mica più padrone di sé… si riconosce mica più… da busbana che era eccotelo creatura… nuovo ciclo… Niente più roba spassosa, Nisba… adesso corre dietro ai grandi veri cimenti… la prigione, l’espiazione, il bastone, e il bastone più grosso che c’è: il Patibolo… il Fato lo travolge, il Forca… le Furie! finite le scemenze… vuol diventare mostro completo, lui!

    Louis-Ferdinand Céline. All’agitato nella brocca

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    David Bowie. Where are we now?

  7. Kōji Wakamatsu. Embryo Kōji Wakamatsu. Embryo Kōji Wakamatsu. Embryo Kōji Wakamatsu. Embryo Kōji Wakamatsu. Embryo Kōji Wakamatsu. Embryo

    Kōji Wakamatsu. Embryo

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    Ghost in my basement. Great change a comin’

  9. Sergio Padovani. Breve elogio al disprezzo

    Sergio Padovani. Breve elogio al disprezzo